20 Set 2020

Italia al primo posto nell’UE per giovani che non studiano e non lavorano

Recuperare Anni Scolastici

Il nostro Paese rimane abbondantemente sotto la media europea per numero di diplomati e laureati nonostante si consideri il nostro livello di istruzione in netto miglioramento.

Cresce inoltre la possibilità per i laureati – specialmente per le donne, che paiono essere avvantaggiate in termini di istruzione e penalizzate in termini di occupazione di trovare un posto di lavoro. A dirlo sono i dati riportati dall’Istat nel report chiamato: ‘Livelli di istruzione e ritorni occupazionali’.

Da quest’ultimo si deduce inoltre che a crescere è anche il numero di giovani che abbandonano la scuola e, nonostante il lieve miglioramento degli ultimi anni, la quota di Neet (acronimo di Neither in Employment nor in Education or Training, giovani che non studiano e non lavorano) è sempre la più elevata tra i Paesi dell’Unione Europea.

La media italiana nella fascia che va dai 25 ai 64 anni è di soli due aventi diploma su dieci, – una tendenza media comunque in leggero aumento rispetto agli anni precedenti – dove in Europa invece la media è di tre su dieci. In leggero rallentamento invece il trend che riguarda i laureati, in questo senso si è avuta una crescita molto più lieve che nel resto della Comunità Europea.

“Europa2020” (Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, recita la descrizione) si prefigge l’obiettivo di innalzare al 40% il numero di laureati sotto i 35 anni, al momento l’UE sta al 40,7% e UK, Spagna e Francia hanno ampiamente superato questa percentuale. L’Italia invece è solamente a quota 27,8%, penultima fra tutti i paesi della Comunità.

I giovani (calcolati fra i 25 e i 34 anni) seppur svantaggiati se comparati al resto d’Europa sono senz’altro i più istruiti, il 76% possiede infatti almeno un diploma di scuola superiore, al contrario dei più anziani (60-64 anni) che raggiungono solo il 48%.
Un altro dato interessante – che l’Italia condivide con la Spagna – è il primato femminile: nel Belpaese le donne che abbiano almeno conseguito un diploma sono il 64% contro il 60% degli uomini.

Nel rapporto tra italiani e stranieri notiamo invece un sensibile divario: solo il 48% degli stranieri in Italia possiede almeno il diploma di scuola secondaria superiore, contro il 63,4% degli italiani. Un divario, quest’ultimo, cresciuto negli anni e molto sensibile anche in Francia e Germania ma in assoluta controtendenza alla Spagna (dove stranieri ed autoctoni si equivalgono nelle percentuali relative agli studi) e al Regno Unito, dove invece il livello di istruzione degli stranieri supera quello dei cittadini britannici.

Negli scorsi cinque anni si è visto aumentare il vantaggio occupazionale dei laureati rispetto ai diplomati e si è invece riscontrata una riduzione nel vantaggio del titolo secondario superiore rispetto a quello inferiore. In Italia questo vantaggio occupazionale dato da un maggiore livello di istruzione è sensibilmente più evidente in ambito femminile. Le donne aventi diploma surclassano di 25 punti il tasso di occupazione delle loro coetanee con un livello inferiore di istruzione (doppiando così il vantaggio maschile), nonostante ciò i tassi di occupazione in Italia rimangono bassi per le donne, specialmente al Sud, dove la situazione pare essere ancora critica.

I sopramenzionati Neet risultano essere in Italia il 23,4%, 2 milioni e 116mila. Giovani stimati in una fascia che va dai 15 ai 29 anni che non sono occupati e non seguono alcun percorso formativo.
In questo il nostro Paese è purtroppo tristemente al vertice (l’UE conserva una media del 13%). Si calcolano con il 24,8% tra i diplomati, il 22,7% tra chi possiede un titolo secondario inferiore e giù fino al 20% tra i laureati.

Un dato positivo di cui l’Italia può vantarsi riguarda gli abbandoni scolastici, in questo siamo perfettamente all’interno della soglia (10%) fissata dalla Strategia Europa2020. L’interruzione precoce risulta più marcata fra gli stranieri (il 37,6%) che fra gli italiani (12,3%) ma con una tendenza al leggero peggioramento per questi ultimi.


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